Aboliamo le province?

di Francesco Casula

 

Si riaccende la polemica e il dibattito su una vecchia e “vexata questio”: l’abolizione delle Province. L’occasione è stata offerta dalle indiscrezioni apparse sulla Stampa circa l’intenzione del Presidente Soru di liquidare l’Ente Provincia appunto.

La partitocrazia sarda ha reagito stizzita e scomposta : e c’è da comprenderla. Le Province, vero e proprio cascame dello stato ottocentesco, centralista e accentrato, oggi sono utili solo per i mestieranti della politica, come trampolino di lancio per più magnifiche e lucrose sorti o per la “sistemazione” degli stessi mestieranti, una volta fallito l’obiettivo tanto desiderato del Consiglio regionale o di altri Enti più appetibili.

Nate con lo Stato unitario, sul modello della Francia napoleonica, le Province –inizialmente erano però solo 59- dovevano servire per amministrare e soprattutto controllare il Paese, segnatamente attraverso la figura del prefetto di nomina regia, in rappresentanza del potere centrale.

Si trattava dunque –come poi sosterrà Emilio Lussu- “di superficiali e forzate costruzioni burocratiche”, “di centri fittizi e corruttori di vita locale”, “di equivoche strutture politiche, fatte per mascherare una armatura governativa e poliziesca che non dava alla rappresentanza popolare locale altro diritto che quello di occuparsi dei manicomi e di strade di secondo ordine”.

Si dirà che il pensiero di Lussu su questo versante è ormai datato. Si dirà inoltre che un Ente intermedio fra Regione e Comuni occorrerà pur che ci sia, altrimenti fra loro si creerebbe un iato troppo profondo. Ma soprattutto si sosterrà che le Province rispondono al bisogno di decentramento, di autonomia, di autogoverno del territorio.

Certo, un Ente intermedio fra la Regione e i Comuni è necessario: ma questo non può essere la costruzione e la moltiplicazione artificiosa e burocratica di, di strutture dispendiose e autoreferenziali, che servono solo per alimentare e   moltiplicare un ceto politico.

L’ente intermedio, -che potrebbe chiamarsi, come propone Bustianu Cumpostu, “Corona de sas Comunas”- potrebbe essere composto dai sindaci della zona compresa nel territorio delle attuali province, come sembra ipotizzare Soru. O meglio, da liberi consorzi di Comuni, corrispondenti alle regioni storiche sarde, come già sosteneva Emilio Lussu e oggi ripropone  Sardigna Nazione.



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