Sardegna paradiso di guerra,
il nuovo/vecchio corso politico.
Silenzio
da parte di tutte le istituzioni sulla devastazione sanitaria descritta e
quantificata, ma non spiegata, nella recente indagine epidemiologica strappata
alla Regione dopo 5 anni di ostinate lotte popolari.
A fine
settembre, quasi contemporaneamente all'annuncio del potenziamento del poligono
della morte, la stampa informa laconicamente della ritrovata armonia Regione
-Stato e della FINE della RESISTENZA PASSIVA, proclamata dal Governatore Soru
nel maggio 2005 (in atto in sede CoMiPa fin dal 2002 nonostante le Giunte di destra Pili e Masala).
Con il
placet della Regione, la Sardegna riacquista il ruolo eterodiretto di
"madre di tutte le guerre", teatro di sperimentazioni e collaudo di
ordigni bellici, lugubre palestra in cui si affinano armi e tecniche di morte,
campo di battaglia permanente a disposizione di truppe e multinazionali delle
armi di mezzo mondo.
Soru e Parisi concordano: " La mancata
effettuazione dell'attività sui poligoni sardi potrebbe impedire
l'attuazione dei programmi addestrativi militari particolarmente importanti in
relazione agli impegni in Libano del contingente italiano in missione di
Pace" E' una ben strana "missione di pace" una spedizione
armata che ha bisogno delle oscure sperimentazioni e delle imponenti manovre di
guerra che martirizzano la Sardegna, per di più condotte con la
partecipazione di Israele, l'alleato militare nei cui confronti, contraddittoriamente,
l'Italia sostiene di svolgere in Libano un ruolo d'interposizione "super
partes".
Comitato sardo Gettiamo le Basi
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